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Comunicato presentato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 20 ottobre 2007
in occasione della cerimonia di inaugurazione della Fondazione Ermitage Italia



Caro Presidente,

La ringraziamo per darci l’opportunità di consegnarle questi documenti, frutto del lavoro del coordinamento dei ricercatori precari dell’ Università di Ferrara, nodo ferrarese della rete nazionale dei ricercatori precari (RNRP). Questi documenti vorrebbero costituire un contributo di conoscenza e di informazione, al di là delle parole che vengono pronunciate nei luoghi della politica e in cerimonie ufficiali come quella cui oggi Lei ha presenziato. Un contributo di conoscenza ad una realtà che viene sempre più mascherata e nascosta, forse perché non degna di un paese europeo che dovrebbe costruire la propria società della conoscenza, valorizzando e non umiliando una intera generazione di ricercatori competenti e qualificati. Il censimento dei ricercatori precari nelle università italiane (di cui Le alleghiamo i risultati) ha messo in luce come i ricercatori precari siano il sintomo di una università inadeguata, il cui personale di ricerca e’ costituito al 50% da personale non strutturato, mentre quello strutturato è invecchiato e pesantemente sottodimensionato rispetto ai servizi richiesti. E’ dei ricercatori precari il merito di avere reso sostenibile una riforma senza adeguata copertura economica, la riforma Berlinguer-Zecchino e di essersi fatti carico della stabilità dell’istituzione in questi ultimi 15 anni. Una generazione di ricercatori maturi, non di studenti in formazione. Il governo in carica si sta assumendo invece la responsabilità di impoverire rapidamente il paese delle sue risorse umane di ricerca più qualificate, negando gli investimenti necessari a garantirne l’appartenenza stabile alle istituzioni universitarie; impoverimento doppio, perché la preparazione costosissima di quei ricercatori è stata a carico dell’intera società italiana. Questa gravissima scelta mette le basi per un rapido impoverimento culturale del paese, poiché ne danneggia la capacità di ricerca, presupposto vitale per lo sviluppo culturale ed economico della sua società. Non si può affermare la centralità della ricerca per lo sviluppo e slegarla poi dalle competenze necessarie per svolgerla: questi slogan sono sintomo di una politica sempre meno credibile e sempre più distante dai reali bisogni del paese. Paese che perde fiducia e che dai decisori politici sempre più si allontana.
Con profonda stima e affetto

I ricercatori precari dell’Università di Ferrara - 20 ottobre 2007
 
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